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Fondi UE: Soci archiviati ma il Presidente paga. Ecco perché.

La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione per indebita percezione di aiuti comunitari nei confronti del Presidente di una cooperativa agricola. La sua responsabilità deriva dall’aver presentato la domanda con dati falsi, un atto che lo rende responsabile a prescindere dal momento in cui i fondi sono stati materialmente incassati, anche dopo le sue dimissioni. I giudici hanno chiarito che l’illecito si perfeziona con la presentazione della domanda fraudolenta. Inoltre, l’archiviazione dei procedimenti a carico dei singoli soci, beneficiari finali dei fondi, non cancella la responsabilità di chi ha avviato e gestito l’intera procedura illecita. L’ex Presidente perde quindi il ricorso e deve pagare la sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 8432 Anno 2023
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Pubblicato il 30 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

La responsabilità del legale rappresentante per fondi illeciti

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di aiuti pubblici: la responsabilità di chi presenta una domanda con dati falsi non svanisce facilmente. Il caso analizzato riguarda una sanzione per indebita percezione di aiuti comunitari emessa nei confronti del Presidente di una cooperativa agricola. L’amministratore aveva avviato la procedura per ottenere i fondi, ma si era difeso sostenendo di non essere più in carica quando parte delle somme erano state effettivamente erogate. Questa sentenza chiarisce che il momento cruciale dell’illecito è la condotta iniziale, non l’incasso finale del denaro.

La vicenda: una richiesta di fondi basata su dati falsi

I fatti iniziano quando il Presidente di una cooperativa agricola presenta una domanda per ottenere finanziamenti europei. L’ente pubblico eroga i fondi richiesti. Successivamente, un controllo della Guardia di Finanza accerta che la richiesta era basata su dati e notizie non veritiere. Di conseguenza, il Ministero delle Politiche Agricole emette un’ordinanza-ingiunzione, cioè un ordine di pagamento, sia contro la cooperativa sia contro il Presidente. La sanzione è pari all’importo dei contributi percepiti illecitamente. L’ex Presidente si oppone, portando avanti tre argomenti principali: la sua parziale mancanza di responsabilità, la prescrizione del diritto a sanzionare e l’archiviazione dei procedimenti contro i singoli soci.

La difesa dell’ex Presidente: dimissioni e archiviazione

L’ex amministratore ha costruito la sua difesa su alcuni punti specifici. In primo luogo, ha sostenuto di aver cessato la sua carica di Presidente prima che una parte consistente dei contributi fosse versata. Secondo la sua tesi, la sua responsabilità doveva limitarsi solo alle somme ricevute mentre era ancora in carica. In secondo luogo, ha eccepito la prescrizione, affermando che l’amministrazione avesse notificato gli atti oltre il termine di cinque anni previsto dalla legge. Infine, ha evidenziato come i procedimenti sanzionatori avviati nei confronti dei singoli soci della cooperativa, che avevano materialmente ricevuto i soldi, erano stati archiviati. A suo avviso, se i beneficiari finali non erano considerati colpevoli, neanche lui poteva esserlo.

Le motivazioni della Cassazione sulla sanzione per indebita percezione di aiuti comunitari

La Corte di Cassazione ha respinto tutte le argomentazioni dell’ex Presidente. I giudici hanno chiarito che l’illecito amministrativo si perfeziona nel momento in cui viene presentata la domanda con dati falsi per ottenere il beneficio. Tutta l’attività preparatoria e la presentazione della richiesta sono direttamente imputabili al Presidente. Il fatto che i soldi siano arrivati dopo le sue dimissioni è irrilevante. La sua condotta ha innescato il meccanismo che ha portato all’erogazione illecita. Riguardo alla prescrizione, la Corte ha confermato che il termine di cinque anni decorre dal momento della violazione, e nel caso specifico l’azione dell’amministrazione è risultata tempestiva. Infine, l’archiviazione nei confronti dei soci non ha alcun effetto automatico sulla posizione del Presidente. L’archiviazione è un atto amministrativo, non una sentenza, e non esclude la responsabilità di chi ha avuto un ruolo diverso e centrale nell’illecito.

Le conclusioni: la responsabilità per la domanda fraudolenta non si cancella

La decisione finale è chiara: il ricorso dell’ex Presidente è stato rigettato. Egli è stato condannato al pagamento della sanzione e delle spese processuali. Questa sentenza ribadisce che la sanzione per indebita percezione di aiuti comunitari colpisce principalmente chi orchestra la frode. La responsabilità nasce dalla condotta fraudolenta iniziale, cioè la presentazione di documenti non veritieri. Le dimissioni successive o l’esito dei procedimenti contro altri soggetti coinvolti non sono sufficienti a cancellare la colpa di chi ha dato origine all’illecito. Chi ricopre cariche di rappresentanza legale ha il dovere di garantire la veridicità delle dichiarazioni fatte per conto dell’ente che amministra.

Chi è responsabile per le false dichiarazioni fatte per ottenere fondi pubblici?
La persona che presenta materialmente la dichiarazione, come il legale rappresentante di una società o cooperativa, è considerata direttamente responsabile, indipendentemente da chi sia il beneficiario finale dei fondi.

Da quando inizia a decorrere il termine di prescrizione di 5 anni per le sanzioni sugli aiuti UE?
Il termine di prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui è stata commessa la violazione, che in questi casi coincide con la presentazione della domanda basata su dati falsi per ottenere il finanziamento.

Se un procedimento contro alcuni soggetti coinvolti viene archiviato, questo salva automaticamente tutti gli altri?
No, un provvedimento di archiviazione amministrativa non è una sentenza passata in giudicato e non estende automaticamente i suoi effetti ad altri soggetti, la cui responsabilità viene valutata in modo autonomo in base al ruolo ricoperto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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