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Dichiarazione del terzo pignorato: il fax costa caro alla banca

Una società creditrice ha avviato un pignoramento presso terzi nei confronti di una banca per recuperare un credito. La banca ha inviato la dichiarazione del terzo pignorato tramite telefax anziché con le modalità formali previste dalla legge (raccomandata o PEC). Non avendo ricevuto comunicazioni valide, il giudice ha ordinato la comparizione della banca, che però non si è presentata. Di conseguenza, il giudice ha assegnato il credito applicando la ficta confessio. La banca ha proposto opposizione, accolta in primo grado. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società creditrice, stabilendo che la dichiarazione del terzo pignorato inviata via fax è giuridicamente inesistente. La banca, considerata gravemente negligente, perde la causa e deve pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 16005 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La dichiarazione del terzo pignorato e le regole di invio

La procedura di pignoramento presso terzi richiede il rispetto rigoroso di formalità specifiche per garantire la certezza del diritto. Tra queste, la dichiarazione del terzo pignorato rappresenta un passaggio fondamentale. Con questo atto, il soggetto terzo (come un istituto di credito o un datore di lavoro) comunica al creditore se e quali somme possiede per conto del debitore. La legge stabilisce canali di trasmissione precisi per questa comunicazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che l’uso di strumenti non autorizzati, come il telefax, rende la dichiarazione del tutto inefficace, con gravi conseguenze per il terzo negligente.

Il caso concreto: la notifica via fax della banca

La vicenda nasce da un’azione esecutiva promossa da una società creditrice nei confronti di un debitore. Per recuperare le somme dovute, la società ha pignorato i conti correnti del debitore presso una banca. Quest’ultima, anziché utilizzare la posta elettronica certificata (PEC) o la lettera raccomandata, ha inviato la propria dichiarazione di quantità tramite telefax. Ritenendo tale comunicazione non valida, il creditore ha segnalato la mancanza al giudice dell’esecuzione. Il magistrato ha quindi fissato un’udienza per consentire alla banca di rendere la dichiarazione di persona. Nonostante la regolare notifica dell’ordinanza, la banca ha deciso di non presentarsi all’udienza. Di conseguenza, il giudice ha assegnato il credito alla società creditrice applicando il principio della non contestazione del debito. La banca ha proposto opposizione e il Tribunale ha inizialmente accolto le sue ragioni, ritenendo che il telefax, sebbene irrituale, fosse comunque giunto a destinazione.

Perché il telefax non sostituisce la raccomandata o la PEC

Il codice di procedura civile elenca in modo tassativo le modalità con cui il terzo deve rendere la propria dichiarazione. L’articolo 547 stabilisce che l’atto deve essere inviato tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite posta elettronica certificata. Queste modalità non sono semplici suggerimenti, ma requisiti formali obbligatori. La scelta del legislatore risponde a una precisa esigenza di certezza e rapidità del processo esecutivo. Il terzo pignorato non è un semplice spettatore, ma assume il ruolo di ausiliario del giudice. Per questo motivo, le sue comunicazioni devono possedere un elevato grado di ufficialità e tracciabilità, caratteristiche che il comune telefax non può garantire in modo assoluto.

Le motivazioni della sentenza sulla dichiarazione del terzo pignorato

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso della società creditrice, ribaltando la decisione del Tribunale. Nelle motivazioni, la Cassazione ha chiarito che la dichiarazione del terzo pignorato inviata con mezzi diversi da quelli previsti dalla legge deve considerarsi giuridicamente inesistente (tamquam non esset). Non si applicano in questo ambito le regole generali sulla prova delle comunicazioni epistolari ordinarie. La mancata osservanza delle forme prescritte impedisce la produzione di qualsiasi effetto giuridico. Inoltre, la Corte ha evidenziato la grave negligenza della banca. Essendo un operatore professionale qualificato, l’istituto di credito avrebbe dovuto conoscere le regole procedurali e, soprattutto, avrebbe dovuto presentarsi all’udienza fissata dal giudice per chiarire la propria posizione, anziché ignorare il provvedimento giudiziale.

Le conclusioni sul caso della dichiarazione del terzo pignorato

La decisione della Cassazione conferma che il rigore formale nel processo esecutivo tutela l’efficacia della giustizia. Chi riceve un pignoramento in qualità di terzo non può agire con leggerezza o utilizzare canali di comunicazione obsoleti e non previsti dalla legge. La dichiarazione del terzo pignorato deve viaggiare esclusivamente tramite PEC o raccomandata. In caso contrario, il creditore ha il diritto di considerare l’atto come mai inviato e di procedere con la richiesta di assegnazione delle somme. La banca soccombente è stata quindi condannata al pagamento di tutte le spese di giudizio, a dimostrazione del fatto che la negligenza procedurale comporta sempre un costo economico elevato.

Come deve essere inviata la dichiarazione del terzo pignorato?
La dichiarazione deve essere trasmessa esclusivamente tramite lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite posta elettronica certificata (PEC).

Cosa succede se il terzo pignorato invia la dichiarazione via fax?
La dichiarazione inviata via fax è considerata giuridicamente inesistente e non produce alcun effetto, esponendo il terzo al rischio di dover pagare il debito.

Quali sono le conseguenze se il terzo pignorato non si presenta all’udienza del giudice?
Se il terzo non invia una dichiarazione valida e non si presenta all’udienza, il credito si considera non contestato e viene assegnato al creditore.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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