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Compenso dell’amministratore giudiziario: no a tariffe da custode

Una professionista, nominata custode di un complesso alberghiero sequestrato, ha chiesto la liquidazione delle sue spettanze per l’attività di gestione svolta dal 2011 al 2017. Il Tribunale ha liquidato una somma giornaliera basandosi sulla mera custodia conservativa e applicando l’art. 2233 c.c. La professionista ha fatto ricorso, sostenendo che l’attività svolta fosse di vera e propria gestione aziendale produttiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la determinazione del compenso dell’amministratore giudiziario di un’azienda attiva si devono applicare le tariffe specifiche per gli amministratori giudiziari (d.P.R. n. 177/2015) e non i criteri generici della semplice custodia. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo calcolo.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 21216 Anno 2026
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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il compenso dell’amministratore giudiziario e la gestione delle aziende sequestrate

Quando un professionista riceve l’incarico di gestire un’azienda sottoposta a sequestro, la determinazione della sua parcella può generare forti contrasti. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema chiarendo le regole per calcolare il compenso dell’amministratore giudiziario nel caso di strutture produttive attive. La vicenda riguarda un custode che ha gestito per anni un complesso turistico-alberghiero sequestrato, occupandosi non solo della conservazione dei beni ma anche della loro concreta produttività economica.

La differenza tra semplice custodia e gestione aziendale attiva

Il custode giudiziario ha svolto un ruolo molto complesso. Oltre a sorvegliare la struttura, ha coordinato le attività del bar, del ristorante, della pizzeria e della reception. Ha garantito il funzionamento dei campi sportivi, della piscina e dei locali di intrattenimento durante le stagioni estive. Questa attività supera i confini della semplice conservazione passiva dei beni. Si tratta di una vera e propria amministrazione aziendale dinamica. Il Tribunale locale aveva invece equiparato questa complessa attività a una mera custodia ordinaria. Di conseguenza, il giudice di merito aveva liquidato una tariffa giornaliera fissa molto bassa, applicando le regole generali sui contratti d’opera professionali. Il professionista ha contestato questa decisione, pretendendo l’applicazione dei parametri specifici previsti per gli amministratori di patrimoni sequestrati.

I parametri normativi per il compenso dell’amministratore giudiziario

La disciplina dei compensi per chi amministra beni sequestrati ha subito importanti evoluzioni nel tempo. La legge prevede tariffe specifiche per i professionisti iscritti all’albo degli amministratori giudiziari. In particolare, il decreto presidenziale del 2015 ha introdotto tabelle di calcolo basate su criteri simili a quelli delle procedure fallimentari. Questi parametri tengono conto del valore dei beni gestiti e dei ricavi generati, valorizzando la complessità dell’incarico. Il Tribunale aveva escluso l’applicazione di queste tabelle speciali, ritenendo che la normativa non fosse applicabile retroattivamente all’incarico in questione. La Cassazione ha smentito questa impostazione, precisando che le nuove tariffe si applicano a tutti gli incarichi che si sono conclusi dopo l’entrata in vigore della riforma, indipendentemente dal momento in cui sono iniziati.

Le motivazioni della decisione sul compenso dell’amministratore giudiziario

I giudici di legittimità (la Corte di Cassazione) hanno accolto le lamentele del professionista evidenziando un errore fondamentale nella decisione precedente. Quando il sequestro colpisce un’azienda attiva, il custode non si limita a fare il guardiano. Il professionista deve mantenere l’azienda sul mercato e preservare i posti di lavoro e il valore commerciale. Questa attività si configura come una vera amministrazione giudiziaria. Per questo motivo, il calcolo della parcella non può seguire le regole generiche del codice civile sulla prestazione d’opera intellettuale. La Corte ha stabilito che si applicano analogicamente le tariffe professionali specifiche dei commercialisti e, in particolare, le tabelle ministeriali per gli amministratori giudiziari vigenti al momento della cessazione dell’incarico.

Le conclusioni sul caso e il rinvio al Tribunale

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale che aveva ridotto il compenso del professionista. Il Custode Giudiziario ha ottenuto una decisione favorevole che riconosce il diritto a una liquidazione basata su parametri più remunerativi e aderenti alla realtà del lavoro svolto. La causa è stata rinviata al Tribunale in una diversa composizione di giudici. Il nuovo collegio dovrà ricalcolare l’importo spettante applicando le tabelle specifiche del decreto ministeriale del 2015. Questa pronuncia tutela il lavoro dei professionisti che assumono la gestione di realtà aziendali complesse su mandato dello Stato.

Come si calcola il compenso di chi gestisce un’azienda sequestrata?
Il compenso deve essere calcolato applicando le tariffe specifiche per gli amministratori giudiziari e non le tariffe per la semplice custodia conservativa.

Quali tabelle si applicano se le norme cambiano durante l’incarico?
Si applicano le tabelle tariffarie in vigore al momento in cui l’incarico professionale si è concluso o esaurito.

La gestione di un albergo sequestrato rientra nella semplice custodia?
No, la gestione attiva di servizi come bar, ristoranti e piscine configura una vera e propria amministrazione giudiziaria dinamica.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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