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Compenso CTU: parcella extra per chiarimenti? La Cassazione dice no

Un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), dopo aver ricevuto il pagamento per la sua perizia, otteneva un secondo decreto per un compenso extra, relativo a chiarimenti richiesti dal giudice. Una Banca si opponeva, sostenendo che i chiarimenti fossero già inclusi nel primo incarico. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Banca, stabilendo un principio importante sulla liquidazione compenso CTU: l’attività di chiarimento non costituisce un nuovo e autonomo incarico, ma è un dovere compreso nella prestazione originaria. Di conseguenza, il secondo compenso non era dovuto e il decreto che lo concedeva è stato annullato. La consulente ha perso la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 12027 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Civile

Compenso extra per il CTU? Non per i semplici chiarimenti

La corretta liquidazione compenso CTU è un tema che spesso genera dibattito nelle aule di tribunale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale: il consulente tecnico nominato dal giudice non ha diritto a un compenso aggiuntivo per l’attività di risposta ai chiarimenti richiesti sulla sua perizia. Questa attività, infatti, non costituisce un nuovo incarico, ma rientra pienamente nei doveri di quello originario. La sentenza mette un punto fermo su una questione pratica, definendo meglio i confini della prestazione professionale del consulente e i relativi diritti economici.

Il caso: una seconda parcella per le spiegazioni aggiuntive

La vicenda nasce da una situazione comune. Un Consulente Tecnico d’Ufficio, dopo aver depositato la sua relazione tecnica in una causa civile, riceve il regolare pagamento stabilito dal giudice con un primo decreto di liquidazione. Successivamente, il giudice le chiede di fornire alcune precisazioni e approfondimenti sul suo elaborato. La professionista svolge il lavoro richiesto e, ritenendo di aver eseguito una prestazione ulteriore, chiede e ottiene un secondo decreto di liquidazione per questa attività.

Una delle parti in causa, una Banca, non ci sta. Decide di opporsi a questo secondo pagamento, sostenendo una tesi molto chiara: i chiarimenti forniti dal CTU non sono un lavoro extra, ma una parte integrante del suo mandato iniziale. Secondo la Banca, il consulente ha il dovere di rendere la sua perizia pienamente comprensibile, e questo include anche la fase delle spiegazioni successive. Pertanto, il primo compenso liquidato doveva già coprire anche questo tipo di attività.

La questione della corretta liquidazione compenso CTU

Il cuore del problema ruota attorno a una domanda precisa: quando l’attività del CTU può considerarsi conclusa? E soprattutto, le richieste di chiarimenti da parte del giudice o delle parti costituiscono un nuovo incarico da retribuire separatamente? La risposta a questa domanda ha importanti conseguenze economiche. Se ogni richiesta di delucidazione desse diritto a un nuovo compenso, i costi delle consulenze tecniche potrebbero lievitare notevolmente.

La difesa della consulente si basava sull’idea che il lavoro svolto per fornire i chiarimenti fosse autonomo e distinto rispetto alla stesura della perizia originaria. A suo avviso, si trattava di un vero e proprio secondo incarico, che meritava una liquidazione compenso CTU separata. La Banca, al contrario, vedeva l’intero processo come un’unica prestazione, dall’accettazione dell’incarico fino all’ultimo chiarimento necessario per la decisione del giudice.

Le motivazioni: perché i chiarimenti non sono un nuovo incarico

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della consulente, confermando la decisione che annullava il secondo decreto di pagamento. I giudici hanno stabilito un principio molto netto. L’attività di chiarimento e di risposta alle osservazioni sulla perizia depositata è un’attività necessaria e dovuta, già compresa nell’incarico originario. Non si tratta di un ‘incarico suppletivo’, ma di un completamento della prestazione principale.

Secondo la Corte, il compenso iniziale viene liquidato per una consulenza completa, chiara ed esaustiva. Se emergono dubbi o aspetti da precisare, è dovere del CTU risolverli. Questa fase è intrinsecamente legata alla funzione stessa della consulenza, che è quella di fornire al giudice tutti gli strumenti tecnici per decidere. Solo un incarico completamente nuovo e autonomo, che richieda indagini diverse e ulteriori rispetto a quelle originarie, potrebbe giustificare un compenso aggiuntivo.

Le conclusioni: la decisione finale sulla liquidazione compenso CTU

In conclusione, la Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di chiarimenti non dà diritto a un compenso extra. Il secondo decreto di liquidazione a favore della consulente era quindi illegittimo e doveva essere annullato. La professionista non solo non ha incassato la seconda parcella, ma è stata anche condannata a pagare le spese legali alla Banca. Questa sentenza serve da monito per tutti i consulenti tecnici e offre una tutela alle parti in causa contro l’aumento ingiustificato dei costi processuali. La prestazione del CTU è un pacchetto unico, che include la perizia e tutte le spiegazioni necessarie a renderla utile.

Un CTU può chiedere un compenso aggiuntivo per rispondere a domande del giudice sulla sua perizia?
No, secondo la Cassazione questa attività rientra nei doveri dell’incarico originario e non dà diritto a un compenso extra, a meno che non si tratti di un incarico completamente nuovo e autonomo.

Cosa si intende per attività compresa nell’incarico originario del CTU?
Si intende tutto il lavoro necessario per completare la perizia, inclusa la stesura dell’elaborato e la successiva fase di chiarimento e risposta alle osservazioni delle parti o del giudice.

Se un CTU riceve un secondo decreto di liquidazione per dei chiarimenti, cosa può fare la parte che deve pagare?
La parte può opporsi al decreto di liquidazione entro i termini di legge, sostenendo che l’attività di chiarimento era già inclusa nel compenso originario, come stabilito dalla giurisprudenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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