Come determinare il compenso arbitrale nelle controversie complesse
La liquidazione economica spettante agli arbitri richiede un’attenta analisi dei criteri normativi applicabili. La corretta quantificazione del compenso arbitrale rappresenta un elemento fondamentale per garantire l’equilibrio professionale e la certezza dei costi per i contendenti. Quando una parte avvia una procedura arbitrale proponendo richieste risarcitorie ingenti, sorge il problema di stabilire se l’onorario vada calcolato sulla somma pretesa oppure su quella effettivamente assegnata a conclusione della lite.
Nel caso esaminato dai giudici della Suprema Corte, la controversia conteneva una domanda risarcitoria di oltre due milioni di euro. Il collegio giudicante ha definito la vicenda condannando il soccombente al pagamento di un importo nettamente inferiore, pari a circa 73.000 euro. Successivamente, l’autorità giudiziaria di merito ha tagliato i compensi degli arbitri, calcolando l’onorario esclusivamente sulla somma liquidata nel provvedimento conclusivo.
La differenza tra valore della domanda e somma riconosciuta
Nel processo civile ordinario esistono regole differenti per determinare la parcella dei professionisti a seconda del ruolo svolto. Per gli avvocati che difendono le parti nelle cause di pagamento somme, la legge impone di determinare il compenso basandosi sulla cifra concretamente attribuita al vincitore. Questa regola serve a disincentivare richieste esagerate o pretestuose da parte dei contendenti.
Al contrario, chi svolge la funzione giudicante deve analizzare e studiare l’intero valore della lite introdotta dalle parti. Gli arbitri esaminano la fondatezza delle pretese nella loro integrità e svolgono un’attività istruttoria complessa sull’intero importo preteso. Ridurre il corrispettivo spettante al collegio sulla sola base della decisione finale penalizzerebbe ingiustamente il lavoro di analisi svolto sul capitale originariamente in contestazione.
Perché il compenso arbitrale differisce da quello degli avvocati
Il regolamento ministeriale per le professioni vigilate stabilisce una netta separazione tra le prestazioni giudiziali forensi e le prestazioni stragiudiziali. L’attività svolta dagli arbitri rientra nell’ambito delle prestazioni stragiudiziali, indipendentemente dal fatto che i componenti del collegio siano avvocati. Per la quantificazione economica dell’attività degli arbitri si applicano i parametri generali della materia stragiudiziale.
Questi parametri richiamano le norme generali del codice di procedura civile sulla competenza per valore. Il codice stabilisce in modo univoco che il valore della causa si determina dalla domanda e non dall’esito del giudizio. Non si applicano agli arbitri le limitazioni previste per i difensori delle parti, poiché l’arbitro non introduce la lite ma è chiamato a risolverla.
Le motivazioni della Cassazione sul compenso arbitrale
La Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento secondo cui il compenso arbitrale deve essere commisurato al valore originario della domanda. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la regola del valore calcolato sul decisum riguarda esclusivamente la difesa di parte e non la funzione del collegio giudicante. Calcolare il compenso a posteriori basandosi solo sull’importo concesso creerebbe una grave incertezza nei rapporti e lascerebbe priva di remunerazione una vasta attività d’indagine svolta dai giudici privati.
I giudici hanno ribadito che l’attività dell’arbitro deve essere valutata tenendo conto dell’importanza delle questioni trattate e del valore complessivo dell’affare dedotto in giudizio. La norma speciale contenuta nel regolamento dei parametri ministeriali esclude qualsiasi automatismo basato sul risultato economico finale, ripristinando il principio del calcolo preventivo ancorato alle pretese iniziali.
Le conclusioni sulla corretta liquidazione economica
La decisione della Suprema Corte ha accolto la tesi del collegio arbitrale e ha cassato la decisione impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello. Il giudice di merito dovrà rideterminare interamente gli onorari spettanti ai professionisti applicando i parametri dell’attività stragiudiziale ancorati al valore della domanda iniziale.
Questa sentenza riafferma la distinzione concettuale tra la difesa della parte e il ruolo super partes dell’arbitro. La certezza della quantificazione economica tutela l’autonomia della funzione arbitrale e assicura una congrua remunerazione per l’impegno profuso nella risoluzione delle controversie di notevole valore economico.
Come viene calcolato il compenso arbitrale quando la domanda viene accolta solo in parte?
Il compenso degli arbitri deve essere determinato considerando il valore totale della somma richiesta originariamente e non soltanto l’importo effettivamente riconosciuto nel lodo.
Qual è la differenza tra il calcolo dell’onorario dell’avvocato e quello dell’arbitro?
L’onorario del difensore nel giudizio per risarcimento si basa sulla somma attribuita, mentre la retribuzione dell’arbitro si commisura all’intero valore della questione esaminata.
Quale normativa si applica per la quantificazione dell’onorario degli arbitri professionisti?
Si applicano i parametri previsti per l’attività stragiudiziale stabiliti dal regolamento ministeriale dei compensi professionali.