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Clausola Foro Competente vs Arbitrato: la clausola specifica vince

Una società ne cita un’altra per inadempimento di un contratto preliminare immobiliare. Il contratto, però, contiene due clausole in conflitto: una ‘Clausola foro competente’ che indica un preciso tribunale e una clausola compromissoria che rimanda a un collegio arbitrale. La Corte di Cassazione interviene per risolvere l’ambiguità. Stabilisce che la clausola che designa il foro competente, essendo specifica, chiara e approvata per iscritto, prevale sulla clausola arbitrale, risultata invece generica e non specificamente sottoscritta. Di conseguenza, la competenza a decidere la lite spetta al tribunale ordinario e non agli arbitri.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 13720 Anno 2026
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Pubblicato il 2 giugno 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Contratto con due clausole in conflitto: chi decide la lite?

Un contratto può trasformarsi in un labirinto legale se contiene indicazioni contraddittorie. Un caso recente analizzato dalla Corte di Cassazione offre un importante chiarimento su cosa accade quando un accordo prevede due strade opposte per risolvere una controversia: una Clausola foro competente che designa un tribunale specifico e una clausola compromissoria che rimanda a un arbitrato. La decisione dei giudici supremi fornisce una regola chiara: la specificità e la chiarezza prevalgono sull’ambiguità.

Il caso: un accordo immobiliare e due strade per la giustizia

La vicenda nasce da un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Una società appaltatrice, a fronte di lavori di carpenteria eseguiti, doveva ricevere come pagamento due unità immobiliari da parte di una società costruttrice. Le parti firmano un contratto preliminare per formalizzare l’accordo. Tuttavia, la società costruttrice non rispetta l’impegno di trasferire le proprietà. L’appaltatrice decide quindi di agire in giudizio per ottenere l’esecuzione del contratto.

Qui sorge il problema. Il contratto conteneva due clausole apparentemente incompatibili. La prima, denominata ‘Domicilio e Foro competente’, stabiliva che per qualsiasi controversia sarebbe stato competente il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La seconda, denominata ‘Clausola Compromissoria’, prevedeva genericamente che le liti sarebbero state sottoposte a un collegio arbitrale. La società costruttrice ha usato questa seconda clausola per sostenere che il tribunale non potesse decidere la causa.

L’importanza della Clausola foro competente approvata per iscritto

Il cuore della questione risiede nel diverso ‘peso’ giuridico delle due clausole. La Clausola foro competente era stata non solo inserita nel testo, ma anche specificamente approvata per iscritto dalla società acquirente. Questa ‘doppia firma’ è richiesta dalla legge per le cosiddette clausole vessatorie, cioè quelle che possono creare uno squilibrio tra le parti, come la scelta di un tribunale diverso da quello previsto dalla legge. Tale approvazione dimostra una volontà precisa e consapevole.

Al contrario, la clausola compromissoria era formulata in modo generico, parlando di ‘controversie che dovessero insorgere’, senza specificare quali. Inoltre, non era stata oggetto di una specifica approvazione scritta. Questa differenza è stata decisiva per la Corte di Cassazione.

Le motivazioni: perché la Clausola foro competente prevale

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione del primo giudice, che aveva dato ragione alla società costruttrice. I giudici supremi hanno applicato due importanti principi di interpretazione del contratto. Il primo (art. 1363 c.c.) impone di leggere le clausole le une per mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal complesso dell’atto. Il secondo (art. 1367 c.c.) stabilisce che, nel dubbio, una clausola va interpretata nel senso in cui può avere un effetto, piuttosto che nessuno.

Negare il valore della Clausola foro competente, chiara e specificamente firmata, avrebbe significato ignorare una palese volontà delle parti. La Corte ha quindi concluso che la rinuncia alla giustizia ordinaria in favore dell’arbitrato deve essere inequivocabile. L’ambiguità creata dalla presenza di entrambe le clausole non permetteva di affermare con certezza che le parti avessero voluto escludere il tribunale. La clausola arbitrale, così generica, è stata interpretata come una semplice possibilità offerta alle parti, da attivare con un successivo accordo specifico, e non come un obbligo che escludeva a priori il ricorso al giudice.

Le conclusioni: la Cassazione fa chiarezza sulla competenza

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società appaltatrice. Ha annullato la precedente sentenza e ha dichiarato la competenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La causa dovrà quindi proseguire davanti al giudice ordinario. Il principio sancito è fondamentale: in un contratto, una Clausola foro competente chiara, specifica e approvata per iscritto prevale su una clausola compromissoria generica e vaga. La volontà di derogare alla giurisdizione statale deve essere espressa senza lasciare margini di incertezza.

Cosa succede se il mio contratto ha sia una clausola per il tribunale sia una per l’arbitrato?
Secondo la Cassazione, se la clausola che indica il tribunale competente è chiara, specifica e approvata per iscritto, prevale su una clausola di arbitrato generica e non altrettanto rafforzata.

La clausola che sceglie il tribunale competente deve essere firmata a parte?
Sì, la clausola che stabilisce un foro diverso da quello previsto dalla legge è spesso considerata ‘vessatoria’ e richiede una seconda firma specifica per essere valida, come prova che la parte l’ha letta e accettata consapevolmente.

Un rinvio generico all’arbitrato è sufficiente per escludere la competenza del giudice ordinario?
No. La volontà di rinunciare alla giustizia ordinaria deve essere espressa in modo chiaro e inequivocabile. Una clausola generica può essere considerata non sufficiente a escludere la competenza del tribunale, specialmente se in conflitto con un’altra clausola più precisa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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