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Canone demaniale marittimo: bar e ristoranti pagano come negozi

L’Agenzia del Demanio ha contestato il calcolo del canone demaniale marittimo applicato a uno stabilimento balneare. La Corte d’Appello aveva confermato l’applicazione dei valori OMI del settore terziario anche per le aree destinate a bar e ristorazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’amministrazione pubblica, stabilendo che le pertinenze commerciali, come bar e ristoranti interni allo stabilimento, devono essere tassate in base alla loro specifica destinazione d’uso commerciale e non assimilate genericamente alle attività turistico-ricreative del settore terziario. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d’Appello per un nuovo calcolo.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 16088 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

La corretta determinazione del canone demaniale marittimo per i balneari

La gestione di uno stabilimento balneare comporta spesso l’offerta di servizi aggiuntivi complessi come la ristorazione e il bar. La determinazione del canone demaniale marittimo per queste specifiche aree commerciali è al centro di una importante e recente pronuncia della Corte di Cassazione. Molti gestori applicano tariffe agevolate basate sul settore terziario per l’intera area in concessione. Tuttavia, l’amministrazione pubblica esige spesso l’applicazione dei parametri commerciali ordinari per i locali stabili. Questo contrasto interpretativo genera frequenti contenziosi giudiziari tra lo Stato e i concessionari privati che gestiscono le spiagge italiane.

Il caso concreto e il contrasto sulla natura delle pertinenze

Un concessionario di uno stabilimento balneare ha contestato formalmente la richiesta di pagamento del canone demaniale marittimo formulata dall’autorità pubblica per l’anno d’imposta. Il gestore privato riteneva corretto applicare i valori dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) relativi esclusivamente al settore terziario. Questa interpretazione includeva anche i locali stabili adibiti a bar e ristorante all’interno della generica classificazione turistico-ricreativa. I giudici di merito nei primi gradi di giudizio hanno inizialmente dato ragione al concessionario privato. Essi hanno ritenuto che l’attività di somministrazione di alimenti e bevande avesse una funzione identica e accessoria a quella tipica dello stabilimento balneare. L’Agenzia del Demanio ha quindi proposto ricorso in Cassazione per contestare questa assimilazione tariffaria ritenuta illegittima.

La distinzione tra attività commerciali e turistiche nel canone demaniale marittimo

La normativa nazionale vigente impone criteri molto precisi per calcolare il canone demaniale marittimo in modo equo. Il legislatore differenzia chiaramente le diverse tipologie di pertinenze demaniali in base alla loro reale utilità economica. Esiste infatti una netta differenza normativa tra le aree destinate ad attività puramente turistico-ricreative e quelle destinate ad attività commerciali autonome. Le cabine, i depositi per le attrezzature da spiaggia e le sale giochi rientrano tipicamente nel settore terziario. Al contrario, i locali stabili e permanenti adibiti alla vendita di cibo e bevande svolgono una vera e propria attività commerciale di somministrazione. Questa distinzione oggettiva impedisce di applicare una tariffa unica e agevolata a tutte le strutture presenti sull’area demaniale in concessione.

Le motivazioni della Cassazione sul canone demaniale marittimo

I giudici di legittimità hanno accolto la tesi dell’amministrazione pubblica evidenziando un chiaro errore di diritto dei giudici d’appello. La Corte ha chiarito che non è possibile omogeneizzare tutte le pertinenze sotto la categoria della concessione balneare principale. La legge impone di considerare la specifica destinazione d’uso di ciascun immobile demaniale concesso ai privati. I valori OMI di riferimento devono rispecchiare la reale natura dell’attività svolta nei singoli locali commerciali. Pertanto, i bar e i ristoranti situati in strutture permanenti devono scontare il canone calcolato sui valori del settore commerciale. Questa interpretazione assicura la determinazione di un giusto canone concessorio in linea con l’effettiva redditività commerciale delle singole aree.

Le conclusioni pratiche sul canone demaniale marittimo per i concessionari

La decisione della Suprema Corte stabilisce un principio fondamentale per tutto il settore turistico balneare. I concessionari privati non possono usufruire delle tariffe agevolate del settore terziario per le attività di ristorazione stabile. La sentenza d’appello è stata cassata e la causa dovrà essere interamente riesaminata dalla Corte d’Appello in diversa composizione. I giudici di rinvio dovranno ricalcolare le somme dovute dal concessionario applicando i parametri commerciali alle pertinenze destinate alla somministrazione. Questa pronuncia impone ai gestori una attenta revisione dei costi di gestione delle concessioni pubbliche per evitare pesanti accertamenti retroattivi.

Come si calcola il canone per un bar situato dentro uno stabilimento balneare?
Il canone si calcola applicando i valori OMI del settore commerciale e non quelli del settore terziario o turistico, poiché la somministrazione di cibo e bevande ha natura commerciale autonoma.

Quali strutture dello stabilimento rientrano invece nel settore terziario?
Le strutture destinate ad attività tipicamente turistico-ricreative, come le cabine, i servizi igienici, i depositi per attrezzature sportive e le sale giochi.

Da quando decorre l’aggiornamento ISTAT per i canoni demaniali del 2007?
L’aggiornamento basato sugli indici ISTAT decorre dal primo gennaio 2007, come stabilito dalla legge finanziaria del 2006 che ha ridefinito l’intero sistema tariffario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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