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Apparecchi senza vincita: multa annullata, il nulla osta è illegittimo

Un esercente si oppone a una multa e alla confisca di apparecchi da gioco perché privi di autorizzazione. La Corte di Cassazione gli dà ragione, chiarendo che per i videogiochi basati sulla sola abilità e che non distribuiscono premi in denaro non è necessario il preventivo nulla osta. Secondo i giudici, imporre tale autorizzazione a questi dispositivi costituisce una restrizione ingiustificata alla libera prestazione dei servizi, in contrasto con la normativa europea. La sanzione viene quindi definitivamente annullata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 15986 Anno 2026
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Pubblicato il 6 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

Il nulla osta per apparecchi senza vincita in denaro non è sempre obbligatorio

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale per tutti gli esercenti di locali pubblici che ospitano apparecchi da intrattenimento. La Corte ha chiarito che richiedere il nulla osta per apparecchi senza vincita in denaro, come i comuni videogiochi, rappresenta una restrizione ingiustificata e contraria al diritto dell’Unione Europea. Questa decisione segna un punto importante a favore della liberalizzazione dei servizi e della semplificazione burocratica per le imprese, annullando una pesante sanzione inflitta a un titolare di un bar.

La vicenda: una multa per semplici videogiochi

Il caso nasce da un controllo effettuato dall’Amministrazione dei Monopoli presso un esercizio commerciale. Durante l’ispezione, venivano trovati alcuni apparecchi da gioco considerati irregolari. L’Amministrazione contestava al titolare la mancanza delle autorizzazioni previste per gli apparecchi che distribuiscono vincite in denaro, ovvero il nulla osta per la messa in esercizio e il collegamento alla rete telematica dello Stato. Di conseguenza, emetteva un’ordinanza-ingiunzione per una sanzione di oltre 10.000 euro e la confisca dei dispositivi. L’esercente, però, si opponeva fin da subito, sostenendo che le sue macchine erano semplici videogiochi basati sull’abilità e non erogavano alcun premio in denaro.

La distinzione cruciale tra apparecchi da gioco

La legge italiana, in particolare l’articolo 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.), distingue nettamente due categorie di apparecchi. Da un lato ci sono quelli del comma 6, le cosiddette ‘slot machine’, che erogano vincite in denaro e sono soggette a un regime di controllo molto stringente. Dall’altro lato ci sono gli apparecchi del comma 7, come i videogiochi, che si basano esclusivamente sull’abilità fisica, mentale o strategica del giocatore e non distribuiscono premi. Per questi ultimi, la normativa è molto meno rigida. La difesa dell’esercente si basava proprio su questa distinzione fondamentale, che l’Amministrazione non aveva considerato.

Il contrasto tra norma nazionale e diritto europeo

La questione centrale è arrivata fino alla Corte di Cassazione. L’Amministrazione sosteneva che, per ragioni di ordine pubblico e tutela dei consumatori, anche i videogiochi dovessero sottostare a controlli preventivi. La Corte, tuttavia, ha sposato una visione diversa, allineata ai principi del diritto dell’Unione Europea. Ha infatti stabilito che imporre un obbligo di autorizzazione preventiva, come il nulla osta per apparecchi senza vincita in denaro, costituisce un vincolo ingiustificato alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione di servizi, garantite dalla Direttiva Servizi europea.

Le motivazioni: il nulla osta per apparecchi senza vincita in denaro è una restrizione sproporzionata

Nelle motivazioni, la Corte Suprema ha spiegato che la natura lecita del gioco, senza premi in denaro, non giustifica un interesse generale così forte da rendere necessario un controllo preventivo su ogni singolo apparecchio installato. I controlli sul produttore e sul distributore, che verificano la conformità dei dispositivi, sono ritenuti sufficienti a garantire la sicurezza e la legalità. Imporre un ulteriore passaggio burocratico all’esercente finale rappresenta un ostacolo sproporzionato, che non trova giustificazione in motivi di interesse generale. La prestazione del servizio di intrattenimento tramite videogiochi leciti deve essere assicurata con una semplice comunicazione da parte dell’esercente, come avviene per molte altre attività economiche liberalizzate.

Le conclusioni: vittoria per l’esercente e la libertà d’impresa

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria e ha confermato l’annullamento della sanzione. L’esercente ha vinto la sua battaglia legale. Questa sentenza stabilisce un principio di diritto chiaro: i videogiochi e gli altri apparecchi di puro intrattenimento non possono essere assimilati alle slot machine. La loro installazione non richiede quel pesante iter autorizzativo, in quanto ciò violerebbe i principi di libertà economica sanciti dall’Unione Europea. Una vittoria non solo per il singolo commerciante, ma per la semplificazione e la chiarezza delle regole nel settore.

Tutti gli apparecchi da intrattenimento installati in un bar necessitano di un’autorizzazione specifica?
No. La sentenza chiarisce che gli apparecchi che non distribuiscono vincite in denaro, come i videogiochi basati sull’abilità, non richiedono il nulla osta preventivo, a differenza delle slot machine.

Qual è la differenza legale tra un videogioco e una slot machine?
La differenza principale risiede nell’erogazione di vincite in denaro. Le slot machine (art. 110, comma 6 TULPS) lo fanno e sono soggette a regole rigide. I videogiochi (comma 7) si basano sull’abilità e non danno premi in denaro, godendo di un regime più libero.

Cosa significa che una norma nazionale è in contrasto con il diritto europeo?
Significa che la legge di uno Stato membro impone un obbligo o un divieto che viola i principi fondamentali dell’Unione Europea, come la libera circolazione di servizi. In questi casi, il giudice nazionale deve disapplicare la norma interna a favore di quella europea.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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