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Amministratore vince: l’Azienda paga le spese del terzo chiamato

Un’ex amministratrice, citata in giudizio dalla sua vecchia azienda per concorrenza sleale, si difende chiamando in causa altri soggetti. Il tribunale respinge le accuse dell’azienda ma condanna l’ex amministratrice a pagare le spese legali dei terzi da lei chiamati. La Cassazione ribalta questa decisione, affermando un principio chiave sulla responsabilità per chiamata del terzo: se la domanda dell’attore è infondata, è l’attore stesso a dover pagare le spese del terzo, poiché ha dato origine a una causa ingiustificata. L’iniziativa del convenuto è sanzionabile solo se palesemente arbitraria. L’ex amministratrice vince quindi sul punto delle spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 14226 Anno 2023
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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Amministratore Chiama un Terzo in Causa: Chi Paga le Spese?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un aspetto cruciale dei processi civili, in particolare riguardo la responsabilità per chiamata del terzo. La vicenda analizzata riguarda un’ex amministratrice di società, citata in giudizio per presunti atti di concorrenza sleale. La sua strategia difensiva ha incluso la chiamata in causa di altri soggetti, ritenuti corresponsabili. La decisione finale della Corte offre una lezione importante su chi debba sostenere i costi di questa scelta processuale quando la domanda principale dell’attore si rivela infondata.

Il Fatto: Concorrenza Sleale e Difesa Processuale

La storia inizia quando un’Azienda decide di fare causa alla sua ex Amministratrice. Le accuse sono pesanti: aver sottratto la banca dati dei clienti e aver sviato la clientela verso un nuovo studio professionale concorrente, da lei stessa avviato. L’Azienda chiede quindi un cospicuo risarcimento per i danni subiti.

L’ex Amministratrice, per difendersi, non si limita a contestare le accuse. Sostiene che, per le vicende contestate, la responsabilità dovrebbe eventualmente ricadere anche su altri soggetti che avevano ricoperto ruoli chiave nella società. Decide quindi di ‘chiamarli in causa’, facendoli entrare nel processo per chiarire le rispettive posizioni.

La Chiamata del Terzo: Una Strategia Non Arbitraria

La chiamata in causa di un terzo è uno strumento di difesa. Permette al convenuto (la persona citata in giudizio) di estendere il contraddittorio a un altro soggetto che potrebbe essere il vero responsabile o che comunque deve garantire il convenuto da eventuali conseguenze negative della sentenza. In questo caso, la difesa dell’ex Amministratrice era legata alle specifiche accuse mosse dall’Azienda. La sua iniziativa non era quindi un capriccio, ma una diretta conseguenza della linea accusatoria della sua controparte.

Il punto cruciale è che, alla fine, le domande dell’Azienda relative alle responsabilità dei terzi sono state respinte. Nonostante questo, i giudici dei gradi precedenti avevano condannato l’ex Amministratrice a pagare le spese legali dei terzi che lei stessa aveva coinvolto.

Il Principio sulla Responsabilità per Chiamata del Terzo

La Corte di Cassazione ha corretto questa impostazione, ribadendo un principio fondamentale basato sulla causalità. Se l’attore (l’Azienda) avvia una causa che si rivela infondata, è lui che ha creato la necessità per il convenuto (l’ex Amministratrice) di difendersi. Questa difesa può legittimamente includere la chiamata di un terzo. Pertanto, la responsabilità per chiamata del terzo e i relativi costi non possono ricadere sul convenuto.

La regola generale è che la parte che perde, secondo il principio di soccombenza, paga tutto. E se la domanda dell’attore viene rigettata, l’attore è il soccombente principale. Di conseguenza, deve farsi carico non solo delle spese del convenuto che ha vinto, ma anche di quelle del terzo la cui partecipazione è stata resa necessaria proprio da quella domanda infondata.

Le Motivazioni: Il Principio di Causalità e la Soccombenza

La Suprema Corte ha spiegato che l’obbligo di rimborsare le spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore. Questo perché l’attore, con la sua pretesa infondata, ha dato origine al giudizio e ha provocato la legittima reazione difensiva del convenuto. L’unica eccezione si ha quando l’iniziativa del chiamante (il convenuto) si riveli ‘palesemente arbitraria’ o ‘manifestamente infondata’, ovvero una mossa processuale del tutto slegata dalla logica della causa. Nel caso di specie, la chiamata era una conseguenza diretta delle tesi dell’Azienda, e quindi non era affatto arbitraria. Condannare l’ex Amministratrice sarebbe stato ingiusto.

Le Conclusioni: Chi Perde Paga Tutto, Anche i Costi del Terzo

In conclusione, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’ex Amministratrice su questo punto. Ha cancellato la sua condanna al pagamento delle spese dei terzi chiamati e ha stabilito che tali costi dovranno essere rimborsati dall’Azienda. La sentenza è stata cassata con rinvio a un’altra sezione della Corte d’Appello, che dovrà ricalcolare tutte le spese del giudizio seguendo questo principio. Una vittoria importante che riafferma l’equità nella ripartizione degli oneri processuali.

Se vengo citato in giudizio e chiamo un terzo, devo sempre pagare le sue spese legali?
No. Se la domanda dell’attore contro di te viene respinta, di regola è l’attore a dover pagare anche le spese del terzo, a meno che la tua chiamata non fosse palesemente arbitraria.

Cosa si intende per chiamata in causa ‘palesemente arbitraria’?
Si intende una chiamata fatta senza un reale collegamento con l’oggetto della causa, in modo pretestuoso o solo per ritardare il processo. Non era questo il caso della sentenza analizzata.

Un avvocato può difendere due parti nello stesso processo?
No, se tra le parti esiste un conflitto di interessi, anche solo potenziale. In questo caso, la difesa è inammissibile, come stabilito in questa sentenza per il legale dell’azienda.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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